Il ghiro nel bosco

Ghiro (Glis glis)

Con questa prima parte di appunti sulla fotografia di natura vorrei condividere con i frequentatori del blog, l’insieme di piccole esperienze, nozioni e opinioni personali acquisite negli anni, sul campo, sui libri ed in rete che mi accompagnano dall’inizio del percorso naturalistico fotografico.

Riassumere tutto in piccoli articoli sul blog non sarà sicuramente esaustivo, l’argomento è vastissimo, esistono decine di pubblicazioni approfondite sull’argomento ed essendo un genere che comprende discipline e studi molto vasti in cui potersi addentrare questi appunti saranno solo un invito a conoscere meglio e a ritrarre la natura che ci circonda.

Natura e fotografia l’emozione condivisa

La motivazioni principali che mi spingono a praticare la fotografia naturalistica sono lo studio, la ricerca personale e l’intento di suscitare la curiosità altrui verso la natura, vista ancora, troppo spesso, come un’entità ostile.

Per imparare ad osservare la natura basta all’inizio anche un binocolo, una lente e qualche buon libro per sapere cosa stiamo osservando, ma per fare in modo che la curiosità sia contagiosa e che la conoscenza sia condivisa abbiamo bisogno dell’immagine.
Per fare questo tipo di fotografia non rimanendone frustrati, ritengo fondamentale essere sopratutto dei naturalisti motivati, spesso bisogna lasciare la macchina fotografica a casa, per osservare, senza distrazioni, con l’aiuto di un binocolo o una lente, la natura che incontriamo.
La biblioteca del naturalistaOccorre anche leggere tanti libri, per conoscere cosa stiamo osservando e utilizzare la rete per continuare il lavoro di studio e di approfondimento di alcuni argomenti interessanti.
Purtroppo oggi questo genere fotografico si è molto “inquinato”, forse per la troppa condivisione o per il fatto che viviamo nell’era dell’esibizionismo a tutti i costi si è diffusa una dilagante moda “natural fotografica” che sprona a fotografare il maggior numero di specie, nel minor tempo possibile e con ogni tipo di scorciatoia e facilitazione.
Quasi tutto il lavoro di studio e ricerca sul campo può venire aggirato e trasformato in un’ affannosa ricerca di consensi con scambi del maggior numero di commenti compiacenti sul web e conteggi del maggior numero di specie catturate sul proprio hard disk.
Si crea così un senso di competizione ed esaltazione che rischia di far accantonare sempre di più le motivazioni utili ed importanti che dovrebbero esserci alla base di questa passione

  • L’accrescimento della propria cultura naturalistica
  • La condivisione di conoscenza
  • La diffusione del senso di rispetto per il nostro pianeta e tutti gli esseri viventi

Chi però riesce a non farsi influenzare da questa tendenza e a non abbandonare la vera passione per la natura, continuando a dedicarsi a questa attività di studio e ricerca, riesce ad arricchirsi di conoscenza e a provare emozioni uniche davanti alla vastità di vita che ci circonda.
Dalla curiosità iniziale per i soggetti fotografati si passa presto ad una “collezione di domande a cui rispondere” e ad un profondo senso di rispetto per la vita in qualunque forma, a questo si associa sempre un’enorme quantità di nuove scoperte.
Personalmente accantono molte volte anche la reflex per dedicarmi all’osservazione con i binocoli, o per trascorrere pomeriggi interi in compagnia di libri e documentari.
Ciò che intendo per fotografia naturalistica è quindi prevalentemente l’esplorazione e lo studio della natura attraverso l’obiettivo, considerando l’immagine non come un fine ma come un mezzo.

Grifone

Grifone (Gyps fulvus)

La fotografia naturalistica, fonte delle maggiori soddisfazioni ed emozioni, ma anche delle maggiori frustrazioni, è dunque sempre la stessa di un tempo, studio sui libri (identificazione, comportamento e biologia), ricerca sul campo (esplorazione, ricerca di tracce, osservazione) e scatto.
Fotografare la natura comunque non si limita solo a fotografare animali e piante ma comprende anche ritrarre i paesaggi naturali, le forme geologiche, gli eventi atmosferici e tutto ciò che riguarda gli elementi naturali.
Chiunque può trovare sufficienti motivazioni per dedicarsi a questa splendida attività all’aria aperta, imparando molto sull’ambiente e sulla vastità di vita che ci circonda, ma per non improvvisare, rimanendo presto delusi dai risultati, occorre prepararsi sia tecnicamente, dal punto di vista fotografico, che culturalmente, dal punto di vista naturalistico.
Le due cose sono inscindibili e non si possono né evitare, né improvvisare per non rischiare di fare danni ai nostri soggetti preferiti e per non ridurre il nostro fine ad una semplice raccolta di immagini.

Partendo però dal presupposto che ognuno di noi avrà un diverso concetto di fotografia, un genere di soggetto preferito, un proprio scopo e un software prescelto con qui “sviluppare” gli scatti digitali, tenterò di riassumere cosa può essere utile sapere iniziando oggi da zero per fotografare la natura.

Analogico e digitale l’evoluzione dell’immagine

Il primo impatto che ho avuto con la fotografia risale a circa 30 anni fa nell’era analogica e sebbene con l’utilizzo della pellicola ci fossero più difficoltà, con l’avvento del digitale ho dovuto imparare totalmente lo sviluppo dell’immagine che prima delegavo al laboratorio di fiducia.
Purtroppo, l’apprendimento digitale non si esaurirà in poco tempo finché ci sarà una continua evoluzione degli apparecchi fotografici e dei software per cui quello che diciamo oggi, riguardante le metodologie digitali, potrebbe essere superato nel giro di pochi mesi, non altrettanto si può dire delle leggi fisiche che riguardano la luce e le lenti, la meccanica, la composizione e la creatività poiché dovrebbero essere basi solide da cui iniziare.
E’ innegabile che tecnicamente il digitale abbia facilitato (e non di poco) la fotografia, ma è altrettanto innegabile che questa rivoluzione, che ha investito e travolto, non solo il modo di fare fotografie, ma anche il mestiere di fotografo, ha aggiunto anche molte altre nozioni da imparare.
Il percorso che un pò tutti abbiamo seguito fino agli anni ‘90 è stato quello di imparare iniziando dalla tecnica della macchina fotografica, come è costruita, come funziona, come deve essere gestita l’esposizione (il diaframma, l’otturatore, il flash), quali differenze ci sono tra le varie emulsioni delle pellicole, le diverse sensibilità alla luce, passando poi per le regole di composizione, l’armonia dei colori, la gestione della luce artificiale, ecc.
Ogni errore nella gestione dell’esposizione, della messa a fuoco o della scelta della pellicola era quasi sempre inesorabile e soprattutto costoso, per il costo della pellicola e dello sviluppo.
Il risultato all’inizio poteva essere disastroso, senza possibilità di recupero, sebbene la stampa da pellicola avesse diverse tecniche per essere comunque corretta in fase di sviluppo, i limiti di manipolazione erano sicuramente più ristretti di oggi, senza parlare della diapositive che non permettevano errori.
Ma se fino ad alcuni anni fa le macchine fotografiche non perdonavano gli errori tecnici e non erano così avanzate come oggi, avevano un grande pregio, selezionavano il fotografo, e per superare il livello di cacciatore di ricordi, ci voleva tanta costanza, un determinato percorso di studio tecnico e una grande passione unicamente rivolta alla fotografia.
Ora il campo fotografico si è molto più esteso, oltre alle nozioni tecniche, fisiche e meccaniche legate alla macchina fotografica, all’occhio umano e al lato artistico, occorre una buona conoscenza degli strumenti digitali, non si può più scindere la fotografia dal computer, l’hardware dal software, visto che lavorano all’unisono all’interno della macchina fotografica digitale.
Come un tempo dovevamo conoscere l’emulsione della pellicola oggi dobbiamo conoscere il pixel, il bit, il raw e tanti altri termini estranei all’analogico.
L’ammontare di conoscenza che serve per realizzare la buona immagine non è quindi poca cosa, oggi come ieri e non basta liquidare la fotografia digitale con la frase che si sente spesso… “oggi è facilissimo ieri era difficile” diciamo che tecnicamente è molto più facile rimediare a qualche errore sul campo, se si sono apprese però molte nozioni digitali.
Purtroppo oggi con la post produzione, che dovrebbe essere il solo sviluppo del file grezzo da raw (il “negativo” digitale) all’immagine finale in tiff o jpg, si rischia di sconfinare spesso nella manipolazione eccessiva dell’immagine, oltrepassando il concetto di fotografia e considerando il software come una scorciatoia per ottenere l’immagine buona anche da uno scatto mediocre.
Ottenere via software un’immagine pseudo artistica d’impatto da uno scatto che su pellicola sarebbe stato da cestinare ci può portare ad essere bravi grafici digitali, può essere utile per padroneggiare il programma di elaborazione, ma purtroppo non ci lascia molto soddisfatti come fotografi.

Il percorso tecnico di apprendimento iniziale, digitale o analogico, oggi è sempre lo stesso:

  • Capire il funzionamento fisico e meccanico della macchina fotografica
  • Imparare ad usare la luce (intensità, tipo, direzione e colore)
  • Gestire la messa a fuoco sia con soggetti statici che dinamici
  • Conoscere bene le regole della composizione e dell’armonia dei colori
  • Sviluppare l’immagine correttamente senza evidenti manipolazioni artificiali.

Purtroppo non c’è un segreto per apprendere la tecnica fotografica, è un percorso di miglioramento che non ha mai fine, come per imparare a guidare bisogna leggere tanta teoria e fare tantissima pratica sul campo, accompagnata da molta autocritica e da una buona attrezzatura.

Scegliere l’attrezzatura

La macchina fotografica

La scelta migliore per praticare la fotografia di natura è la reflex, sebbene per alcuni soggetti fotografici si possano usare anche altri tipi di attrezzatura più leggera e meno ingombrante.
Per imparare la tecnica fotografica è meglio avere a disposizione una macchina fotografica che ci permetta la regolazione completamente manuale di diaframma, tempo di scatto, iso e messa a fuoco.
Solitamente in una reflex dovremo avere le 4 modalità di esposizione P Programmata (completamente automatica) A priorità dei diaframmi (scegliamo il diaframma, la reflex sceglie il tempo di scatto) S a priorità dei tempi (scegliamo il tempo di scatto, la reflex il diaframma) M Manuale (scegliamo sia il tempo che il diaframma).

Inoltre per avere uno strumento completo dovremmo poter disporre del formato del file raw, un formato grezzo, senza interpretazioni software o compressioni (dovute ad esempio al formato jpg).
Con l’utilizzo del Raw i dati registrati dal sensore non hanno nessuna perdita di informazioni e offrono l’intera profondità colore e ampiezza tonale permessa dal sensore.
In fase di post produzione avremo così il massimo dei dati disponibili per le nostre regolazioni riguardanti esposizione, colore e contrasto.
Oltre al raw, che ogni marca chiamerà a suo modo (Nikon NEF, Canon CRW .CR2, Pentax PEF, Olympus ORF, Sony ARW, Fuji RAF, Kodak DCR, ecc.) sono disponibili anche il jpg (formato compresso a 8 bit) ed eventualmente anche il tiff.

Alcuni dei vantaggi più importanti della reflex, da considerare in caso di un nuovo acquisto, sono:

  • Possibilità di cambiare l’obiettivo ed utilizzare molteplici accessori – la scelta di obiettivi tra modelli nuovi e usati è veramente vasta , può accontentare quasi ogni genere di esigenza e budget di spesa. Si può scegliere dalle focali ultra grandangolari ai super teleobiettivi e tra vari obiettivi specialistici come i macro o le ottiche basculanti/decentrabili.
    Una vasta scelta tra flash, telecomandi senza fili e numerosi altri accessori è altrettanto indispensabile.
    Nikon e Canon sono i leader incontrastati che permettono la scelta più vasta tra obiettivi professionali e non, ma ci sono anche altre marche alternative più economiche.
  • Robustezza di costruzione e impermeabilizzazione – le attrezzature, in mezzo alla natura, sono esposte continuamente ad ogni genere di ambiente e di condizioni climatiche, preferibilmente cerchiamo di scegliere modelli robusti e corpi tropicalizzati (resistenti a polvere e umidità).
  • Maggiore qualità di immagine (risoluzione, sensibilità del sensore, buon rapporto segnale/rumore, gamma dinamica) – Il conteggio della risoluzione e dei megapixel non deve essere il solo metro di valutazione. Diffidate di chi vi vuole convincere che la risoluzione è la cosa più importante….ma anche di chi afferma il contrario, soprattutto se vogliamo stampare le nostre immagini in formati medio grandi.
    La risoluzione conta ma valutate anche il rapporto segnale rumore e la buona resa ad alti iso poiché dobbiamo usare quasi sempre tempi molto veloci per sopperire ai problemi dati dall’utilizzo di lunghe focali con soggetti veloci e imprevedibili.
    Ricordiamoci inoltre che acquistare la reflex migliore che possiamo permetterci non è tutto, gli obiettivi con cui la corrediamo dovranno essere allo stesso livello, occhio alla spesa finale!
  • Possibilità di impostazioni manuali e regolazioni avanzate – Il formato raw dell’immagine è fondamentale come le varie impostazioni completamente manuali sia per esposizione che messa a fuoco.
    Molte funzioni avanzate che all’inizio non sappiamo usare possono diventare molto utili in seguito.
    Poter vedere, ad esempio, l’inquadratura nel display posteriore (live view), oltre che nel mirino, ci permette nella macro fotografia una messa a fuoco molto precisa, se il display è anche articolato potremmo riuscire a scattare in posizioni difficili.
  • Velocità di scatto – La velocità di scatto è un fattore importante per alcuni generi come la foto di animali, molto meno in altri come la macro e la paesaggistica.
  • Rivendibilità – Scegliendo modelli abbastanza diffusi si riusciranno a rivendere agevolmente una volta usati senza doverli svalutare troppo, ricordiamoci sempre dell’esagerata obsolescenza tecnologica che riguarda qualunque tecnologia digitale.

I vari modelli di reflex sono solitamente classificati secondo tre fasce commerciali indirizzate ad utenze diverse.

  • Entry level (economiche di fascia bassa) – fascia costituita da modelli più semplici con funzionalità basilari, meno costosi e destinati principalmente ad un’utenza attenta al risparmio, solitamente non sono tropicalizzati, costruiti con materiali più economici e meno robusti (policarbonato), hanno velocità di scatto basse, modalità autofocus limitate, funzioni inferiori e sensori meno avanzati.
    Sono dotate principalmente di sensori in formato APS-C.
    Possono comunque essere buone scelte economiche come prima reflex, soprattutto provenendo da una fotocamera compatta.
  • Semi pro (semi professionali di fascia media) – Sono modelli intermedi, indirizzati al fotografo evoluto o che utilizza spesso l’attrezzatura. I corpi sono costruiti con leghe metalliche (ad esempio lega di magnesio), molti di questi sono tropicalizzati e gli otturatori garantiscono molte migliaia di scatti. Hanno velocità di scatto abbastanza elevate, sensori con buona gamma dinamica e nel caso di full frame buon rapporto segnale rumore (le immagini scattate ad alti iso avranno poca granulosità dovuta al rumore digitale).
    Possono avere sia sensori full frame che APS-C.
    Rappresentano la scelta migliore per l’aspirante foto naturalista.
  • Pro (fotocamere professionali di fascia alta) – Reflex fornite di otturatori garantiti per un elevatissimo numero di scatti.
    In quanto strumento di lavoro offrono la migliore qualità di costruzione, accompagnata alla migliore elettronica e tecnologia digitale che il progresso tecnologico possa attualmente offrire, ovviamente a prezzi molto alti!
    Dotate di sensori full frame permettono di scattare anche con altri formati tramite impostazioni da menù.
    Le velocità di scatto che possono superare i 10 fotogrammi al secondo, la gamma dinamica molto elevata e un rapporto segnale rumore che permette di scattare con pochissima luce rendono questi modelli dei veri e propri sogni per il fotografo amatoriale, ma non le consiglierei ad un aspirante fotografo naturalista principiante, sia per i prezzi veramente elevati, sia per la complessità dell’apparecchio fotografico.

I modelli tra cui scegliere sono molti ed è inutile elencarli, online si possono trovare recensioni e esperienze d’uso di tutti i modelli di reflex.
Non farei una distinzione tra marche particolari se non per un discorso di diffusione e di reperibilità di accessori e obiettivi, anche usati.
Nikon e Canon sono sicuramente i colossi del mercato fotografico, ma esistono valide alternative anche se meno diffuse, come Pentax, Sony, Olympus, Sigma ecc. con cui si possono ottenere risultati altrettanto validi.
Personalmente ho scelto Nikon, soprattutto per il vastissimo parco obiettivi nuovi e usati, per la robustezza di costruzione e per la resa colore, ma non faccio parte dei fanatici che sono disposti a guerre di religione e discussioni infinite tra una marca e l’altra, mettiamo da parte le marche e lo status symbol e cerchiamo di usare bene l’attrezzatura migliore che possiamo permetterci.
Con qualunque marca si possono realizzare ottime immagini.

La scelta della propria macchina digitale può spaziare anche tra compatte, mirrorless, bridge ecc., ma dobbiamo avere ben chiare tutte le limitazioni a cui dovremo far fronte successivamente, come la quasi impossibilità di spaziare tra i vari supertele ed obiettivi specialistici, la velocità di scatto molte volte ridotta, la disponibilità di accessori inferiore, la resa dinamica del sensore limitata (semplificando la capacità di registrare una gamma di valori tonali maggiore) il rapporto segnale rumore sfavorevole, la sensibilità ad alti iso inferiore.
L’uso di un apparecchio fotografico non reflex, più compatto e leggero può avere comunque i suoi vantaggi in alcuni generi fotografici dove la leggerezza e la compattezza sono essenziali (fotografia paesaggistica o macro di fiori, in alta montagna durante escursioni molto impegnative, ecc.), personalmente le considero  alternative da affiancare alla reflex in situazioni particolari, anche se ultimamente si sono fatti notevoli progressi tecnologici inserendo sensori full frame in corpi molto compatti
Un elemento determinante nella scelta, che varierà sia la capacità di registrare più valori tonali nell’immagine, sia una resa migliore alle alte sensibilità, sia l’angolo di campo inquadrato sarà il formato del sensore.

Area inquadrata dal sensore

Attualmente alcuni dei sensori più diffusi si dividono in :

  • Full frame
    (formato pieno, chiamato anche 35mm o 135) : il formato classico delle reflex a pellicola 36 mm x 24 mm creato da Kodak nel 1934. Misura 24 mm x 36 mm.
    Destinato per il costo e le dimensioni a macchine professionali o semi professionali, avendo pixel grandi e meno concentrati dei sensori seguenti permette attualmente la massima qualità di immagine (eccettuando il medio formato dove il sensore è dalle 2,7 alle 4,5 volte maggiore rispetto a quello di una 35mm full frame).
  • APS – C
    Definito anche come formato DX (Nikon) o D (Canon).
    Il sensore misura per Nikon, Sony e Pentax 23,7 × 15,7 mm, per Canon 22,2 × 14,8 mm.
    La superficie del sensore, a parità di risoluzione, ha una concentrazione di pixel maggiore (poiché ha uno spazio ridotto rispetto al full frame) e una dimensione del pixel inferiore.
    Questo formato ridotto è uno svantaggio per la fotografia ad alte sensibilità (per l’aumento del rumore digitale), ma può essere un vantaggio con la fotografia di animali.
    Essendo un sensore più piccolo di circa 1,5 o 1,6 volte il sensore 24×36 mm, avremo un angolo di campo inquadrato minore, che si traduce in un fattore di ritaglio (crop factor in inglese) di 1,5 X e 1,6 X. Concretamente il risultato è un’apparente allungamento della focale.
    Nell’immagine precedente possiamo vedere l’effetto di “apparente ingrandimento” che ha l’aumento della focale su sensore full frame (35 mm) rispetto ad un sensore ridotto Aps-c (DX o D), quattro terzi o ad alcuni sensori di compatte.
    In fotografia naturalistica con il formato APS-C potremo permetterci di utilizzare teleobiettivi con lunghezze focali più ridotte (più leggere e meno costose) ottenendo però lo stesso ingrandimento apparente di teleobiettivi più potenti (e costosi).
    Con l’utilizzo dei grandangolari però il vantaggio diventa uno svantaggio, poiché dovremo fare ricorso ad ottiche dedicate all’APS-C con l’utilizzo di obiettivi ultra grandangolari, ad esempio su Nikon per avere una focale equivalente di un classico 24 mm dovremo acquistare un 16mm (24:1,5).
    Ricordiamoci però di non confondere l’angolo di campo inquadrato con la lunghezza focale reale dell’obiettivo che rimane sempre la stessa (ad esempio nel caso precedente la profondità di campo rimane quella di un 16 mm).

  • Quattro terzi
    Il sensore misura 18 x 13,50mm, il fattore di ritaglio è 2x
  • Leica M8 Misura 27 x 18 mm, il fattore di ritaglio è 1,33 x
  • 1/8” Misura 7,18 x 5,32 mm, il fattore di ritaglio è 5x. Il sensore è utilizzato su compatte digitali di fascia alta
  • 1/2,5” Misura 5,76 x 4,29 mm, il fattore di ritaglio è 6,25x. Il sensore è utilizzato dalle compatte digitali di fascia media.
  • 1/3,2” Misura 4,54 x 3,42 mm il fattore di ritaglio è 6,94x.
    Sensore inserito nelle compatte digitali di fascia bassa più economiche

Naturalmente diminuendo le dimensioni del sensore non solo aumenta la focale apparente ma aumenta anche il numero di ingrandimenti che dobbiamo fare per stampare la foto in un determinato formato.
Se in full frame (35 mm) ingrandiamo circa 5 volte l’immagine per una stampa 13×18 con una compatta possiamo ingrandirla anche 30 volte, perdendo così molta qualità nei particolari più fini.
Oltre a ciò si aggiunge lo svantaggio che la maggioranza delle compatte digitali hanno in dotazione obiettivi di bassa qualità con poco potere risolvente che non riescono a riprodurre molti dettagli.
Da qui possiamo riassumere che il sensore più grande è (quasi) sempre sinonimo di migliore qualità.

Dopo aver scelto la reflex facciamo la cosa più importante, banale e scontata, ma che non tutti fanno!

Leggiamo e impariamo molto bene il libretto di istruzioni della nostra macchina fotografica e di qualunque accessorio ad essa legato!!!

Leggiamolo impariamolo e ripassiamolo finché non diventa un automatismo mentale, variare velocemente modalità di esposizione, iso, compensazione dell’esposizione e messa a fuoco è fondamentale.

Gli obiettivi

Qui incontriamo il primo bivio che si trova davanti il fotografo principiante che ha appena acquistato la reflex, cosa scegliere nella vastità infinita di obiettivi sul mercato?
Spero che alla domanda iniziale sul perché intraprendere la fotografia di natura sia già stata data una risposta perché tutto dipende da cosa vogliamo fotografare.
Scegliere quale genere di soggetto ci appassiona di più, iniziando a muovere i primi passi nella fotografia non è facile, ciò che attrae inizialmente può essere abbandonato in seguito, dunque ponderiamo bene la scelta.
Inizialmente bisogna stabilire mete iniziali facili, raggiungibili, avendo un occhio di riguardo alla spesa che può diventare subito esagerata se non si fissano alcuni paletti fondamentali.
La natura è estremamente vasta e può interessarmi nella sua totalità come fauna, flora, paesaggi o anche solo per una particolare tecnica o genere di soggetto (ad esempio limitata ai soli paesaggi naturali, all’avifauna o alle macro).

Nell’epoca analogica il primo corredo per iniziare era di solito costituito da una reflex (allora in formato 35 mm) e un obiettivo standard da 50 mm.
Se si era più interessati ai paesaggi si acquistava successivamente un grandangolare (24, 28 o 35 mm), se invece si era più interessati alla fauna si iniziava con un medio teleobiettivo (300 o 400 mm) e un duplicatore , chi preferiva insetti e fiori (macrofotografia) iniziava con qualche tubo di prolunga, l’anello di inversione per l’obiettivo, le lenti addizionali e in seguito acquistava un teleobiettivo macro (90 – 100 – 200 mm).
Oggi però, come abbiamo visto, abbiamo a che fare con formati diversi, con cui dobbiamo rapportarci e calcolare le varie equivalenze, inoltre abbiamo una vastissima offerta di obiettivi zoom che permettono di variare le lunghezze focali.
Per districarsi inizialmente nella scelta bisogna quindi porsi alcune domande:

Quale limite di spesa ho per l’attrezzatura minima iniziale ( reflex e obiettivo)?

Qual’è in questa fascia di prezzo l’obiettivo indispensabile per il mio genere fotografico preferito?

Preferisco la massima qualità di un obiettivo fisso o sono più orientato verso la versatilità di uno zoom che mi permetta di spaziare tra focali diverse?

Quanto peso e ingombro sono disposto a portare nelle mie uscite fotografiche?

Anche se per imparare le basi, non c’è niente di meglio dell’obiettivo fisso normale (50 mm equivalenti) e la reflex impostata totalmente in manuale, in pratica oggi però avremo subito a disposizione una fotocamera fornitissima di regolazioni automatiche e con uno zoom tuffofare (offerto in kit con la reflex) che copre diverse focali.
Fotografare la natura in AppenninoSolitamente per chi vuole la qualità è sempre meglio comprare il solo corpo reflex e scegliere un obiettivo migliore di quello fornito in kit, per il principiante però, anche se lo zoom fornito in kit solitamente non è di ottima qualità, può essere la scelta più economica e indicata (purché non comprenda troppe focali).
Purtroppo per avere uno zoom di qualità, luminoso e pari ad alcuni fissi, occorre spendere molto di più e sopportarne peso e ingombro, anche quando ci serve solo una focale.
Semplificando, tra la vastità di obiettivi in commercio, per il paesaggio si potrà scegliere fissi o zoom che comprendano focali da 20 mm fino al 35 mm (riferendosi sempre a sensori Full frame).
Sebbene i super grandangolari sotto i 20mm possano offrire immagini di impatto, li scarterei all’inizio per la loro difficoltà ad essere gestiti correttamente, soprattutto per le esagerate distorsioni e l’attenzione all’inquadratura che richiedono.
Un Sigma 10-20mm f/4-5.6 EX DC HSM o un Tokina AT-X 2,8/11-16 Pro C/AF DX possono essere buone scelte ma occorre imparare a gestirli bene fin da subito.
Rimanendo su focali da 20mm a 35 mm si può risparmiare scegliendo obiettivi fissi o zoom non troppo luminosi, un’apertura massima di 4 o 5,6 per iniziare può andare bene visto che nei paesaggi useremo spesso diaframmi chiusi per avere molta profondità di campo.
Un altro obiettivo da avere nel corredo è il cosiddetto normale 50 mm, acquistato fisso è un valido maestro per imparare la composizione, altrimenti si può optare fin da subito per uno zoom che copra sia focali grandangolari da 24 mm fino al 70 mm come ad esempio un 24-70mm F4.
Un medio teleobiettivo (85 – 100 – 200 mm) che molti non considerano (seguendo il luogo comune che per il paesaggio serva principalmente il grandangolo), è invece una focale che può essere usata spesso, molto utile per isolare zone particolarmente affascinanti del paesaggio.
Per quanto riguarda la fotografia degli animali, soprattutto per mammiferi e uccelli l’obiettivo di elezione è il teleobiettivo, con focali da 300 mm in su, le scelte migliori (a costi altissimi) sono i supertele 300mm f/2.8, 400mm f/2.8, 500mm f/4, 600mm f/4, 800mm f/5.6.
Diciamo subito che per la diffidenza degli animali le focali più utili sarebbero un 500mm, un 600mm o ancora meglio un 800mm, ma la spesa è spesso inarrivabile e per un principiante si tratta di obiettivi difficili da gestire per peso, ingombro e tecnica richiesta.
Purtroppo il fattore costo limita subito la scelta a zoom di bassa qualità, in alternativa, per iniziare, conviene rivolgersi all’usato, scegliendo o un fisso 300 mm F4 (nell’immagine precedente un Nikkor) da utilizzare con moltiplicatore di focale o uno zoom come il 100-400 mm Canon (80-400mm di Nikon), le altre alternative sono zoom in casa Sigma, Tamron ecc. in cui vi sono focali da 50-500mm, 150-500mm 120-400mm di qualità sufficiente per iniziare limitando la spesa.
Per fotografare anfibi e rettili possiamo spaziare da obiettivi grandangolari fino a teleobiettivi di 300 mm (anche macro o con eventuali tubi di prolunga).
Per insetti e fiori anche se si può iniziare utilizzando i tubi di prolunga, aggiuntivi macro con doppietti apocromatici o invertendo l’obiettivo ci si dovrà dotare di un obiettivo specialistico macro di 60mm, 100mm o 200mm a seconda del soggetto preferito (piante o insetti).
Anche se gli obiettivi sono considerati macro da un rapporto di riproduzione di 1:5 accertiamoci di acquistare obiettivi con un rapporto di riproduzione 1:1 (1 cm sul sensore equivale ad 1 cm reale del soggetto).

Per farsi un’idea della differenza di angolo di campo coperto dai diversi obiettivi, Nikon ha messo a disposizione online un utile simulatore di obiettivi.

Il treppiede

Il primo accessorio, indispensabile ad un fotografo naturalista dotato di teleobiettivi, è il treppiede.
Sottovalutato, trascurato e visto con antipatia dal principiante, è sicuramente fondamentale per quasi ogni genere fotografico.
Treppiedi Gitzo con testa GimbalNon sottovalutiamo il suo acquisto e soprattutto non pensiamo che all’inizio, senza super teleobiettivi non serva, è uno degli elementi più importanti, che ci possono insegnare lo studio dell’inquadratura e permettere scatti impossibili a mano libera, ci obbliga inoltre a prendere il tempo necessario per scattare senza fretta e a “studiare” la foto.
Anche di treppiedi in commercio ce ne sono un’infinità, di tutti i prezzi, le altezze, i pesi e dei più svariati materiali.
Legno, alluminio,carbonio, basalto, sono alcuni tra i materiali usati, ognuno con pro e contro.
La scelta anche qui dipende principalmente da quale attrezzatura usiamo e che genere fotografico pratichiamo.
Principalmente occorre valutare:

  • Altezza minima e massima

preferendo un’altezza minima ad una ventina di cm da terra e un’altezza massima senza colonna centrale alzata di almeno un metro e mezzo. Personalmente preferisco treppiedi senza nessuna colonna centrale, poichè per avere maggiore stabilità non la utilizzo mai.

  • Portata massima

deve essere sempre sovra dimensionata rispetto al peso della nostra attrezzatura per fornire una buona stabilità.

  • Peso

sarà necessariamente un compromesso tra portabilità e stabilità, dovremo scegliere il migliore compromesso tra la stabilità che ci occorre alle lunghezze focali che utilizziamo e la trasportabilità dipendente anche dalla nostra struttura fisica (più è pesante, più è stabile).

  • Lunghezza da chiuso

fattore importante per la trasportabilità, oltre il peso, soprattutto nelle escursioni, è preferibile rimanere su un numero di sezioni delle gambe di 3, massimo 4 per non ridurre troppo la stabilità.

Treppiedi Manfrotto con testa a sferaRiassumendo, all’inizio si può scegliere un treppiede non troppo economico, di fascia media, in alluminio, che si possa abbassare fino a pochi decine di cm da terra, con una lunghezza massima di circa 1,5 – 1 ,70 m, con un peso di circa 2 Kg e che supporti con un buon margine l’attrezzatura. Per chi vuole avere più leggerezza, con un costo maggiore, può scegliere il carbonio e per un migliore assorbimento di vibrazioni il legno.
Oltre alle marche più famose come Manfrotto,Gitzo, Berlebach, vi sono oggi sul mercato marche più economiche come Benro, Feisol e Giottos, che su modelli di fascia media offrono già una buona qualità.
Per quanto riguarda la testa, che va abbinata al treppiede, per fotografare gli animali la miglior scelta è una testa a bilanciere (Gimbal head) che permette di muovere i grandi teleobiettivi con molta facilità, per la fotografia macro, che necessità di molta precisione nell’inquadratura l’opzione più indicata è una testa a cremagliera, per la fotografia paesaggistica si può scegliere tra una testa a sfera (con attacco piastra tipo Arca Swiss) o una a tre movimenti (anche a cremagliera).
Tra le varie alternative proposte, per iniziare, senza investire cifre notevoli in diverse teste specializzate, sceglierei una buona testa a sfera con attacco piastra tipo Arca Swiss.
La testa a sfera rappresentata nell’immagine è una delle migliori teste in commercio ma è molto costosa e forse eccessiva per un principiante, anche se può essere un acquisto definitivo si possono scegliere anche valide alternative meno professionali.
Secondo me questo è il tipo di testa più versatile, che inizialmente può essere utilizzata sia per paesaggi, che macro ed animali.
Naturalmente non conviene, per risparmiare, scegliere una testa troppo economica o sottodimensionata al peso dell’attrezzatura perchè non fornirà mai la stabilità e precisione voluta e dovrà essere sostituita dopo poco tempo.
Per maggiore praticità occorrerà inoltre dotare i diversi obiettivi e la reflex di una piastra a sgancio rapido, con doppio fermo di sicurezza (meglio se compatibile con il tipo Arca Swiss, ad oggi il più diffuso).
Altro accessorio fondamentale per scattare senza causare vibrazioni è il cavetto di scatto o un telecomando senza fili, anche senza acquistare i costosi originali, per risparmiare, si possono scegliere modelli compatibili.
Esistono tanti altri accessori, utili in fotografia naturalistica, che molte volte sono indispensabili (ad esempio il flash esterno), ma di questo ne parleremo eventualmente in un prossimo articolo.

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